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venerdì 3 maggio 2024

INTERVISTA ALL' AUTRICE NAIKE ROR: "House of love - serie Creed in Love vol.1"


In occasione dell'uscita di House of Love abbiamo intervistato l'autrice Naike Ror, venita a leggere cosa ci ha risposto.

Prima di tutto grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo per rispondere a qualche nostra domanda. 
  • Sei un’autrice molto prolifica e molto apprezzata, e dal self publishing sei approdata alla casa editrice Always publishing, con cui sono già usciti quattro tuoi romanzi: com’è stato questo passaggio?
Il passaggio è stato letteralmente calibrato soprattutto perché considero il self publishing non un'ultima spiaggia, ma la prima. Non cercavo una casa editrice per dare al mio lavoro una sorta di certificazione né per essere lanciata su uno scaffale in libreria senza cognizione di causa. Lavorare con Always Publishing è stato un passo studiato, ho atteso di avere la storia giusta che potesse incastrarsi al meglio con il catalogo della casa editrice, ho atteso di acquisire le giuste competenze per affrontare ogni aspetto professionale.
  • Dal tuo punto di vista, dato che li hai sperimentati entrambi, ci puoi elencare pregi e difetti dei due canali di pubblicazione?
I pregi del self sono quelli economici e di gestione totalitaria del lavoro; decidi tutto tu, quando, dove e come. I difetti sono che pubblicando da indipendente devi considerarti casa editrice di te stessa, quindi devi gestire le altre figure professionali con cui collaborare e la promozione.
I pregi della casa editrice sono diversi;  lavori in team, sei affiancata nel caso di difficoltà, ci sono persone che sanno già come muoversi e che hanno la responsabilità di aspetti che nel self devi gestire da sola. E proprio per questa ragione, è fondamentale essere certi di firmare con case editrici che ragionano sulla tua stessa lunghezza d’onda, altrimenti, passare la palla a qualcuno di cui non apprezzi il lavoro potrebbe diventare un incubo.
  • Al Festival Romance che si è appena concluso il tuo ultimo lavoro era disponibile in anteprima: che rapporto hai con gli eventi firmacopie, come ci prepara all’assalto delle lettrici che non vedono l’ora di conoscerti?
Il rapporto con i lettori è meraviglioso, soprattutto perché non pongo mai una barra divisoria tra loro e me. Io sono una lettrice tanto quanto loro, condiviso suggerimenti di lettura ed emozioni. Incontrare persone che hanno le tue stesse passioni è sempre un’iniezione di adrenalina che cancella delusioni e fatica.
  • Parlando sempre del nuovo libro, House of Love, quanto lavoro c’è dietro ad una storia così complessa? Qual è la tua routine di scrittura?
La scrittura è il mio lavoro, quindi la routine è facile e allo stesso tempo difficile da gestire. Facile perché ho l’intera giornata per scrivere, difficile perché, appunto, non si hanno orari. A volte scrivo di notte, scombussolando la routine. A volte ho il blocco totale e anche in quel caso scombussolo tutto. Spesso si pensa alla scrittura come un lavoro poetico, romanticizzato da gente che sui social eleva scrivere un libro a una composizione artistica, io credo invece che scrivere sia più un lavoro di artigianato. Ecco, se doveste immaginare cosa faccio, immaginatemi a piallare un tavolo; bello il risultato, ma dietro c’è fatica e mani distrutte.
  • Se dovessi intervistare i tuoi personaggi, cosa chiederesti a Essie e Cruz? Cosa ti risponderebbero?
Essie sono io, Cruz sono sempre io; non li intervisterei affatto. Consiglierei solamente un paio di sedute di terapia di coppia, così per imparare qualcosa sulla comunicazione verbale.
Per il resto andate in pace e uscite dalla mia testa.
  • Come si creano due protagonisti così?
Bilanciando bene e male, esclusività e inclusività partendo sempre da una base positiva. Per reggere una trama, due personaggi devono tenere alta l’attenzione e io devo fare un duplice lavoro; essere opposti pur essendo simili. altrimenti sarebbe difficile scrivere qualcosa che ha più di venti pagine.
  • Il libro è il primo volume di una serie: da autrice preferisci scrivere più storie legate fra loro oppure un romanzo unico?
Io ho la passione per tutto quello che è in secondo piano, quindi mi risulta naturale scrivere serie. Credo sia un mio pregio e un mio difetto quello di lasciare sempre le porte aperte. Ci sto comunque lavorando sopra perché voglio iniziare a limitare i danni e buttarmi sugli stand-alone puri ma essendo poco costante con le idee, se mi farai questa domanda tra due giorni la risposta sarà diversa.
  • Tornando alla tua carriera di scrittrice, come è cambiato questo ambiente negli anni? 
L’ambiente si è decisamente smaliziato. Quando ho iniziato io nel 2013/2014 si scriveva senza ambizioni diverse dal puro divertimento. Tantissime provenivano dal mondo delle ff di Harry Potter e di Twilight, vivevano in comunità senza scopo di lucro e senza conoscenza di editor o correttori di bozze. Era di certo un livello più basso, ingenuo e grezzo, ma era un ambiente puro. Adesso è vero che il livello di produzione è nettamente superiore, che chi si autopubblica si autoproduce investendo soldi, ma è anche vero che lo si fa con un obiettivo: arrivare in libreria. Ovviamente è lecito, però io resto vecchia scuola e penso che prima di rivolgersi a un agente letterario, prima di voler finire a scaffale, bisognerebbe fare gavetta e impegnarsi nel creare una community, a fare propria la scrittura e cucirsi dei paracaduti. Comprendo che la voglia di arrivare è tanta, ma i colossi di argilla impiegano poco a collassare su se stessi, di gente osannata in libreria e poi finita nel dimenticatoio ce n’è anche troppa.
  • Il romance adesso ha maggiore visibilità grazie soprattutto a Facebook, Instagram, TikTok, ma l’uso che alcune persone fanno dei media non sempre aiuta. Tu che rapporto hai con i social?
Ho un rapporto sano e consapevole. I social sono stati fondamentali nel mio lavoro e ho conosciuto tramite i suoi canali persone che fanno parte della mia vita. Non credo vadano demonizzati, semplicemente vanno rapportati alla vita reale. Certo che se sei un pazzo odiatore su Ig, difficilmente nella vita di tutti i giorni risulterai diverso. Sono lo specchio della società, dobbiamo farcene una ragione.

  • E da lettrice? Cosa c’è nella lista di Naike? Quale libro troveremmo adesso sul tuo comodino?
In questo momento troveresti una pila di libri che non ho tempo di leggere e che ogni tanto spolvero per sentirmi meno in colpa. Devo recuperare almeno una cinquantina di titoli tra cui l’ultimo della Shen.
  • Per chi non ti conosce, cosa consigli di leggere per entrare nel tuo mondo? A quale libro sei più legata?
Sono legata a tutti i miei libri e se proprio devo consigliare un libro da cui iniziare consiglierei Petali e spine. Salterai a piedi pari i primi libri che ho scritto e che pur essendo stati per me importantissimi, mi rappresentano poco, infatti tra qualche settimana verranno tolti dalla vendita. Devo tutto alle pubblicazioni prima del 2017, sono le uniche che rileggo, ma ormai hanno fatto il loro ed è giusto che tornino in un cassetto. Magari tra qualche anno li riprenderò, per adesso è bene così.


Per concludere, intanto ringraziamo ancora l'autrice per aver risposto alla nostra intervista e vi diamo appuntamento al 24 maggio per l'uscita in libreria del secondo volume della serie
House of Pain.
Il libro sarà in vendita in anteprima al Salone del Libro di Torino
 
BIOGRAFIA:
Naike Ror è una scrittrice italiana, nota nel panorama romance per aver pubblicato più di sedici romanzi in self publishing, che spaziano dal romance puro al romantic suspense, e dal contemporaneo al new adult. 
 
Nel 2022 Naike Ror ha conquistato per tre volte il primo posto della classifica digitale italiana e ha segnato il record di più di 80 milioni di pagine lette dei suoi libri dalle lettrici.
 
Tra le sue serie di successo: After Him, R.u.d.e. e la serie I colori dell’amore. Si definisce madre, spesso figlia, a tratti sorella e una lettrice compulsiva. È arrivata sugli scaffali delle librerie italiane grazie ad Always Publishing con l’appassionante saga moderna delle famiglie York e Lancaster: Petali e spine e Lacrime e stelle e con Alway be my baby. House of Love è il primo romanzo della serie Creed in Love, grande successo del self publishing che approda finalmente in libreria.

venerdì 30 settembre 2022

BLOG TOUR - TAPPA RECENSIONE: "La sorella minore II" di Catherine Hubback

 

Titolo: La sorella minore II
Autore: Catherine Hubback
Editore: Vintage Editore
Genere: Historical Romance
Collana: Old Vintage
Pagine: 245
Formato: e-book e cartaceo
Prezzo e-book: 5,99 €
Prezzo cartaceo: 15,00 €
Data di uscita: 30 agosto 2022

Traduzione a cura di Maria Elena Salvatore.
Illustrazioni a cura di Moreno Paissan.
Copertina a cura di Antonella Cilli.
 
Trama:
Anche nel secondo volume di questa storia sarà la morte di un personaggio a rimescolare le carte e definire la sorte degli altri. 
 
La morte del vecchio Mr Watson, infatti, oltre a spezzare il cuore dei propri cari, porterà inevitabilmente a rivoluzionare il destino già incerto dei figli, in particolare quello delle quattro figlie ancora senza marito. 
 
Con la morte del padre, Emma rivive lo stesso dolore della perdita dell’amato zio e ne subisce le identiche drammatiche conseguenze. Ancora una volta tutto è destinato a cambiare e di nuovo nulla può essere certo per una fanciulla in età da marito che non è disposta a cedere al dovere e che reclama la propria indipendenza.
 
In una società rinomata per le proprie rigide e insindacabili regole, però, potrà mai una giovane donna decidere del proprio destino con uno spirito d’indipendenza completamente sconosciuto all'universo femminile del tempo?
 
RECENSIONE: 
Buon pomeriggio lettrici!!! Oggi siamo in casa Vintage Editore con il secondo volume de “La sorella minore” dell’autrice Catherine Hubback. 

Intanto ringraziamo come sempre la casa editrice per la copia del libro fornita in anteprima. 

Poi se avete seguito il blog tour organizzato sapete che si tratta dell’opera che, la nipote – se ve lo state chiedendo la risposta è sì, Catherine è la nipote di Jane Austen – ha scritto ripartendo dall’incompiuto de “I Watson” e ne ha realizzato un romanzo suddiviso in tre parti. 

La Vintage ha rispettato questa suddivisione anche nella traduzione, regalandoci la storia così come era stata concepita dalla sua autrice.

Questa lettura è stata un viaggio indietro nel tempo: non solo si ha l’impressione che la penna dietro alle parole sia quella di zia Jane, come la chiamano affettuosamente perfino le sue lettrici, ma anche per ciò che Catherine Hubback descrive, i personaggi, le mode, i costumi; tutto ci riporta all’epoca Regency e a quella Vittoriana. 

Ritroviamo Emma, la protagonista, che dopo essere tornata alla casa paterna, dopo la morte dello zio, ed aver imparato a convivere con i suoi parenti che quasi non conosceva, inizia a integrarsi anche con i membri di alcune famiglie vicine.

I rapporti con gli Osborn e con Mr. Howard proseguono anche in questo secondo libro, ma un altro lutto colpisce la giovane, muore anche il padre, ed Emma si trova costretta di nuovo ad abbandonare un ambiente confortevole per la casa del fratello Robert. 

Qui, il rapporto con la cognata Jane, non proprio idilliaco, rende difficile ad Emma adattarsi ancora una volta al cambiamento. Ne risentirà anche la sua amicizia con Mr. Howard, rischiando che, qualsiasi cosa stesse nascendo tra, loro finisca dimenticata.
Di questo ne sapremo di più, forse, nel prossimo libro…

Quello che colpisce di questo romanzo, probabilmente perché più vicino cronologicamente e familiarmente al mondo di Jane Austen è la caratterizzazione dei personaggi: nei suoi libri mi ha sempre colpito la disarmante sincerità con cui descriveva i vari elementi, evidenziando spesso più i difetti che i pregi.

Così in questo lavoro, l’autrice mette in risalto il carattere di alcuni dei protagonisti, rimarcando il loro poco tatto o il loro egoismo, rendendoli quasi caricature di sé stessi.

Nell’insieme è stata una lettura piacevole e allo stesso tempo complessa, come ha messo in evidenza l’editore nella prefazione del romanzo, il libro già nella sua versione originale è articolato – tanto che è servito un laborioso lavoro di traduzione – ne è risultato quindi un testo leggermente più impegnativo, diverso da quello che siamo soliti affrontare con i romanzi più moderni.

Non per questo meno bello si intende, anzi, forse questo aspetto ha reso l’intera opera ancora più accurata. 

Concluderei consigliando questo romanzo a tutte le amanti di Jane Austen, a tutti coloro che amano il genere storico, ma anche a chi cerca un libro ben fatto da aggiungere alla propria collezione. 

Romanzo promosso con punteggio di 4/5 stelle.


lunedì 26 settembre 2022

BLOG TOUR: "La sorella minore II di Catherine Hubback" - Intervista all'editore Daniela Mastropasqua


Titolo: La sorella minore II
Autore: Catherine Hubback
Editore: Vintage Editore
Genere: Historical Romance
Collana: Old Vintage
Pagine: 245
Formato: e-book e cartaceo
Prezzo e-book: 5,99 €
Prezzo cartaceo: 15,00 €
Data di uscita: 30 agosto 2022

Traduzione a cura di Maria Elena Salvatore.
Illustrazioni a cura di Moreno Paissan.
Copertina a cura di Antonella Cilli.
 
Trama:
Anche nel secondo volume di questa storia sarà la morte di un personaggio a rimescolare le carte e definire la sorte degli altri. 
 
La morte del vecchio Mr Watson, infatti, oltre a spezzare il cuore dei propri cari, porterà inevitabilmente a rivoluzionare il destino già incerto dei figli, in particolare quello delle quattro figlie ancora senza marito. 
 
Con la morte del padre, Emma rivive lo stesso dolore della perdita dell’amato zio e ne subisce le identiche drammatiche conseguenze. Ancora una volta tutto è destinato a cambiare e di nuovo nulla può essere certo per una fanciulla in età da marito che non è disposta a cedere al dovere e che reclama la propria indipendenza.
 
In una società rinomata per le proprie rigide e insindacabili regole, però, potrà mai una giovane donna decidere del proprio destino con uno spirito d’indipendenza completamente sconosciuto all'universo femminile del tempo?
 
Le prossime tappe del blog tour

Tappa blog tour -  Intervista all'editore Daniela Mastropasqua
 
Buongiorno Daniela, prima di tutto grazie per il tempo che ci hai concesso.
La prima serie di domande è rivolta a svelare chi è la Vintage Editore per tutti coloro che ancora non la conoscono. 

•    Vuoi raccontarci perché hai deciso di aprire una casa editrice?
Dietro la nascita della Vintage Editore c’è molto cuore. Dopo la laurea in lingue ho cominciato a collaborare con varie case editrici come traduttrice ed editor, ma avevo sempre un lavoro full time a tenermi con i piedi per terra e a garantirmi uno stipendio. La mia vita e le mie priorità sono poi completamente cambiate quando sono diventata mamma per la prima volta. Il desiderio di essere una madre presente e realizzata mi ha dato la forza e il coraggio di lasciare il lavoro e dedicare tutta me stessa a questo piccolo sogno che è la Vintage Editore. 

•    Cosa c’è dietro alla scelta del nome? Quale percorso ti ha portata lì?

L’editoria moderna secondo me ha un po’ dimenticato il valore e la bellezza del libro in sé: non parlo solo della trama, delle emozioni che una bella trama può provocare, ma anche dell’oggetto di per sé che deve essere ben fatto, ben impaginato, ben pensato, ecc… Il print on demand, l’editoria a pagamento e molti di questi fenomeni attuali hanno ridotto il libro odierno a un oggetto da realizzare di fretta e si vede. Dietro la scelta del nome c’è una scelta di tornare al passato in primis proprio in questo: nella riscoperta della cura con cui si devono fare le cose. 

•    C’è un libro che ti ha fatto capire che eri sulla strada giusta?
La mia filosofia è che “Il meglio deve ancora venire”, perché mi motiva molto ad andare avanti e fare sempre meglio, ma le maggiori soddisfazioni le stiamo avendo con Jane Austen Society. Ma se parliamo con il cuore, tutti i libri che pubblichiamo ne hanno un pezzetto del mio! 

•    La Vintage ha diverse collane e mentre i generi pubblicati sono piuttosto omogenei. Come scegli e selezioni gli autori?
Gli autori della Vintage hanno una caratteristica in comune: dietro ai loro testi c’è studio, preparazione e tanta tanta passione. Io mi assicuro che tutto questo arrivi ai nostri lettori nel miglior modo possibile. 

•    Quanto lavoro c’è dietro alla realizzazione di un libro? Quali aspetti del processo produttivo ritieni più difficili?
Ogni libro della Vintage viene tradotto da un traduttore (siamo anche una scuola di traduzione), corretto dal proofreader, rivisto dall’editor, impaginato dall’impaginatore e letto in due fasi differenti da due correttori di bozze. In più il disegnatore realizza la copertina e le illustrazioni all’interno, se previste. Sinceramente adoro ogni fase di questo processo e non ne trovo una più difficile dell’altra, ma probabilmente quella che vivo con più ansia è l’attesa dell’approvazione dell’autore quando vede la bozza di stampa. È come attendere l’esito di un esame… 

Nella domanda precedente ho parlato di processo produttivo, è palese che il libro per una casa editrice, che è anche un’azienda, sia un prodotto su cui investire e che deve generare un profitto. Quindi non si tratta solo di divulgazione culturale, ma anche di trarre un guadagno dal proprio lavoro. 

•    Come coincide questo e cosa significa scegliere di fondare una casa editrice in un Paese come il nostro dove si legge poco, soprattutto in età scolare?
-    Significa sfidare le leggi non scritte del buon senso. Significa che quando rispondo alla domanda “Che lavoro fai?” la gente mi guarda un po’ esterrefatta e generalmente risponde con un “Complimenti, che coraggio.” Ma io credo che se si fa bene il proprio lavoro, i risultati arrivano, sempre. E spero che questo valga anche per la Vintage. 

•    Ci sono una marea di piccole e medie case editrici, e ogni mese se ne aggiungono di nuove. Qual è l’elemento che vi distingue tra le tante, in questo settore da tempo in difficoltà?
-    Basta aprire un nostro libro per vedere la cura con la quale è realizzato, di quante altre case editrici si può dire lo stesso? 

Adesso una domanda spinosa: la Vintage ha iniziato, distinguendosi direi, con un font molto particolare, che poi per ragioni che ci spiegherai è stato modificato in quello attuale. Così come il formato dei libri cartacei che è stato cambiato. 

•    Sapendo che molte lettrici sono sensibili a questi cambi di dimensioni (me compresa, mi piace una libreria abbastanza omogenea) ci vuoi spiegare il tuo punto di vista è il perché di questa scelta?
-    Dal distributore, lettori e blogger ci è arrivata la voce che il nostro font, seppure molto particolare e unico, non risultava di facile lettura per tutti. Questo mi ha portato a stoppare tutta la produzione e rifare i libri da zero. Non è stata una scelta facile, mi assumo la completa responsabilità dei ritardi, disagi e altro, ma sono molto felice del risultato e spero che adesso potremo procedere tranquillamente.   

    Ho visto che adesso la casa editrice fa anche corsi di formazione in ambito editoriale: ce ne vuoi parlare? Sicuramente tra le nostre lettrici ci sarà qualcuno di interessato all’offerta formativa.
-    Una caratteristica della Vintage è il far vedere quello che c’è dietro le quinte di una casa editrice. I nostri corsi hanno l’obiettivo di far conoscere questo mondo e formare le figure più richieste del settore.

•    E questa mi sembra anche l’occasione per svelarci qualcosa a proposito della Vintage Reverse: di che si tratta? A chi è rivolta?
-    La Vintage Reverse è un progetto in crescita: si tratta di dare la possibilità agli autori che hanno già pubblicato in lingua italiana di arrivare in lingua inglese sul mercato anglofono, mettendo a loro disposizione una redazione. 

A questo punto direi che ci possiamo salutare, vi lasciamo il link di acquisto del romanzo e vi chiediamo di seguirci per l'ultima tappa del tour
dedicata alle recensioni di tutti i blog partecipanti.
 

sabato 13 febbraio 2021

BLOG TOUR PETALI DI ROSA: Tappa - Intervista a Simona Mastrangeli

 

TITOLO: Petali di Rosa
AUTORE: Simona Mastrangeli
GENERE: Romance / Romance Storico
PAGINE: 149
DATA USCITA: Dicembre 2020

TRAMA:
Sono François, poeta e drammaturgo. Se passerete per i teatri di Parigi, in questo 1855, potrete vedere una delle mie opere, o illuminarvi l'animo con lei, la mia musa, mentre balla. Il mio mecenate dice sempre che le rappresentazioni vendono meglio se parlano di un amore struggente, eppure io ho bisogno di dolcezza, di emozioni. Ho fatto guadagnare a Charles molto denaro grazie alle mie avventure disastrose e, se avete un pò di tempo e potete offrirmi un bicchiere d'assenzio, desidero raccontarvele...

BLOG TOUR PETALI DI ROSA: Tappa - Intervista a Simona Mastrangeli

Buongiorno Simona e grazie per avermi concesso questa intervista.

1.    Intanto vorrei farti conoscere alle mie lettrici: chi è Simona nella vita di tutti i giorni e cosa ti ha spinto a scrivere?

Sono una scrittrice, ormai dopo tre anni e un bel po' di libri alle spalle posso dirlo. Eppure nella vita di tutti i giorni sono un medico, specializzanda in anestesia e rianimazione (sì, un periodo folle e sì, ci sono volte in cui trovo davvero poco tempo per dedicarmi alla scrittura, per lo più nei giorni di riposo, tra le pulizie, la lavatrice e la spesa settimanale). Il mio essere medico fa sì che trovi molta ispirazione per i romanzi medical, due sono in uscita a breve.

2.    Vedo che tra i tuoi romanzi ci sono generi molto diversi: con quel ti trovi più a tuo agio? E quale genere non scriveresti mai?

Verissimo, ci sono generi diversi e questo anche perché molti libri sono scritti in epoche diversi, ma li sto pubblicando da tre anni a questa parte. Ho cominciato a 16 anni a scrivere fantasy, dopo i 23 mi sono data più ai medical, proprio grazie (o a causa) degli studi e del lavoro

3.    I tuoi libri sono spesso illustrati, come anche quest'ultimo: come mai questa scelta?

Perché io per prima adoro le illustrazioni e volevo dare a un prezzo accessibile per il lettore un romanzo illustrato. Le illustrazioni mi permettono di visualizzare meglio i personaggi e di poter immergermi a 360 gradi nella lettura.

4.    Come organizzi il tuo lavoro di scrittrice? Carta e penna, schemi da seguire oppure tutto in testa direttamente al pc?

Prima ero quella che si poteva definire una scrittrice “istintiva”: mi mettevo davanti al pc e buttavo giù pagine dopo pagine. Ora sono più “razionale” con tanto di schemi e riassunti su pc.

5.    I nomi dei personaggi che scegli rappresentano qualcosa nella vita reale?  Da dove trai ispirazione?

Per il romance Petali di Rosa i nomi non sono legati alla mia vita. Anche per i fantasy, spesso li invento o sono nomi che “suonano” bene. Per “Nel cuore dell’emergenza” alcuni sono presi dalla vita reale e sono nomi di mie amiche, come omaggio per il nostro legame: non scriverei mai di un personaggio affibbiandogli il nome di qualcuno che mi è antipatico.

6.    Se dovessi scrivere di te stessa, quale periodo della tua vita sarebbe più importante?  (infanzia, adolescenza, età adulta)

L’ho fatto, con nel cuore dell’emergenza, del mio periodo Coronavirus in ospedale. Sicuramente sceglierei la mia vita da quando sono medico/ studio medicina (prima non la ritengo entusiasmante).

7.    Come è cambiato il tuo stile di scrittura da quando hai pubblicato il tuo primo libro?

Molto, moltissimo. E ancora non mi sono “stabilizzata”, sono alla continua ricerca della perfezione.

8.    Quale domanda vorresti che ti facesse una lettrice, ma nessuno ha mai osato farti?

Qualcosa di specifico sui miei libri, ma ciò ha a monte il fatto che si debba leggere bene il libro, entrare nel cuore di eventi e personaggi. Forse per quello mi piacerebbe ricevere domande specifiche.

9.    Per chi non ti conosce, da quale libro dovrebbe iniziare a leggerti?

Non c’è un “primo” libro secondo me. Il fatto che siano estremamente diversi fa sì che si possa iniziare dove si vuole. Adoro Petali di Rosa, questo sì. Mi piacerebbe far leggere questo.

10.    Per concludere cosa si prova quando arrivi a mettere la parola fine in fondo ad una storia? Progetti futuri?

Per me è sempre un punto e virgola, almeno finché continuerò a scrivere e poi pubblicare su Amazon. Ciò significa che ho sempre la possibilità di migliorare un prodotto per il mio lettore ed è ciò che ho fatto ad esempio per Nel cuore dell’emergenza: pubblicato ad Aprile 2020 sull’onda dei problemi legati al coronavirus, è stato rieditato fino a ottobre, mese in cui ho smesso di aggiornare le edizioni e in cui l’ho definito finalmente “concluso”. Quando sento di non poter più dare nulla al libro sono felice, sicura di aver dato un buon prodotto (sono molto esigente). Petali di rosa anche lo ritengo concluso e, al momento, nella sua migliore forma… Poi chissà, magari tra 10 anni uscirà un’altra versione più matura.

Grazie del tempo che ci hai dedicato.
Silvia DC

sabato 31 ottobre 2020

INTERVISTA AUTORE: Conosciamo Milena Zucchetti

 

Lo scorso week end, in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo, ho avuto il piacere di intervistare, per il gruppo Facebook "Streghe Libresche" di cui faccio parte, l'autrice Milena Zucchetti che ha risposto ad alcune mie domande.
 
Venite a scoprire che cosa le ho chiesto e che cosa ci ha raccontato Milena.
 
La prima domanda è per rompere il ghiaccio.  Com'è Milena nella vita di tutti i giorni?
 
Milena nella vita di tutti i giorni è madre, moglie e lavoratrice. Disordinata quanto basta con saltuari raptus di organizzazione compulsiva. Amante degli animali, ha due cani e non mangia carne. Fa colazione rigorosamente con cappuccino e brioche, anzi cornetto come si dice a Roma. Lettrice compulsiva e onnivora, abbastanza insonne e amante delle serie tv.
 
Adesso cominciamo con le domande mirate.
Nel nuovo romanzo la protagonista Odette è la proprietaria di un atelier, mentre Edward si veste in modo impeccabile. Le descrizioni su abiti e outfit sono molto dettagliate. Che rapporto hai con la moda?
 
Mia nonna faceva la sarta e ricordo i pomeriggi passati alla macchina da cucire (proprio la Singer che è nel negozio di Odette) con lei, che cercava di insegnarmi i rudimenti del mestiere. Da bambina sognavo di diventare stilista, poi resami conto di riuscire a stento ad attaccare un bottone, ho virato verso altre opportunità. Oggi ho con la moda, in senso ampio, un rapporto abbastanza lontano. Non sono molto trendy se proprio devo essere sincera, diciamo che ho uno stile basic, c'è molto Zara nel mio armadio.
 
Andiamo con la terza domanda. 
La storia è ambientata in parte a Firenze, dove dalle pagine scaturisce in modo prepotente con le sue vie e i suoi monumenti. Che legame hai con il territorio e in particolare con la Toscana?
 
Amo la Toscana, tutta. Mio padre è fiorentino e la sua famiglia ha origini versiliesi. Io stessa ho vissuto a Firenze e in Versilia per alcuni anni. Infatti, come tu già sai, la prossima storia è in buona parte ambientata tra Pietrasanta e Forte dei Marmi.
 
Nel romanzo nuovo ad un certo punto si parla di recensioni: che rapporto hai con l'argomento?
 
Bellissima domanda, grazie Silvia DC
Mi piace molto riceverne e sono consapevole della loro importanza, sotto diversi punti di vista.
In primis, io scrivo per essere letta (altrimenti terrei i romanzi nel cassetto come ho fatto per tanti anni) e lo scambio di opinioni con i lettori è una delle cose che più mi piacciono.
Quelle positive sono un'iniezione di autostima incredibile, quelle meno belle servono a migliorarsi!
In secondo luogo, più prosaicamente, le recensioni servono agli autori sconosciuti come me perché sono il veicolo per essere più visibili. Per questo non smetterò mai di ringraziare le blogger che scrivono articoli e i lettori che mi recensiscono su Amazon o Goodreads.
 
L'ultima mia domanda: le tue descrizioni sono sempre molto accurate, quanto lavoro c'è dietro?
 
C'è tanto lavoro di ricerca. In Innamorarsi a colazione ho descritto luoghi che conosco ma, ciononostante, ho dovuto cercare informazioni per essere precisa. I riferimenti a periodi storici piuttosto che a stili architettonici, solo solo alcune delle cose che mi sono divertita a cercare. Questa parte del lavoro di scrittura è una delle mie preferite  Ho terminato il romanzo durante il lockdown e, nell'impossibilità di muovermi, ho usato molto google street view per i dettagli che non ricordavo o che volevo controllare, come ad esempio locali e ristoranti, che sono tutti esistenti davvero (menù inclusi) , eccezion fatta per il bar di Costanza, l'hotel in cui alloggia Edward (che comunque è molto simile a uno che si trova lì vicino, in cui soggiornavo da bambina ogni volta che andavo con la mia famiglia a Firenze) e, ovviamente, l'atelier di Odette. Mio nonno però, aveva davvero un negozio di antiquariato in via dei Fossi. 

                                                              

sabato 25 luglio 2020

INTERVISTA A SARA FOTI SCIAVALIERE: L'altra metà del mio cielo


Titolo: L'altra metà del mio cielo
Autore: Sara Foti Sciavaliere
Casa editrice: Little Black Dress
Genere: Romance
Pagine: 120
Formato: e-book
Prezzo: 2,99

SINOSSI:  
Eliana è pragmatica, con i piedi ben piantati a terra e poco incline al romanticismo, ma si impegna a rendere indimenticabile il giorno del Sì.. degli altri! Eliana è infatti una wedding planner. Il suo capo la rimprovera di essere fredda e inflessibile come l’acciaio, ma non sa che qualcuno in realtà ha fatto breccia nel suo cuore: Luca Ferraro, l'amministratore della Tenuta Corterossa, una scenografica masseria resort nel Salento, ambita location di matrimoni. È così che Eliana l’ha conosciuto ed è scattato subito il feeling, ma sono solo amici, anche se ultimamente per lei non è più così...
E se arrivasse un’altra donna nella vita di Luca? Il destino fa entrare in scena la futura sposa Silvia Leucci, bellissima e sexy. Ed è subito sfida: in primo luogo Silvia vuole un matrimonio da organizzare in due mesi ─ un incubo! ─ e poi è l’ex che aveva lasciato una spina nel cuore di Luca. La situazione sembra sfuggirle di mano: un matrimonio annullato e la futura sposa tra le braccia di Luca. Non potrebbe andare peggio. O forse sì…
A Eliana non resta che fare arrivare la sposa all’altare e chiudere con quel matrimonio da incubo che ha mandato gambe all’aria la sua vita.

INTERVISTA A SARA FOTI SCIAVALIERE 

Questa volta l'abbiamo fatto in coppia, con la collega blogger Alessandra Paoloni ci siamo divise l'intervista, venite a scoprire cosa le ha chiesto:

- Come hai conosciuto la Little Black Dress?
Ho conosciuto Cinzia Giorgio qualche anno fa e ha dato spazio ai miei articoli su Pink Magazine Italia, poi un mio romanzo storico breve è stato pubblicato tra i Pink Books...  e così poi ho provato a propormi anche per il nuovo progetto editoriale di Little Black Dress e sono contenta che "L'altra metà del mio cielo", nonostante non fosse inedito, potesse entrare a fare parte di questa nuova avventura.

- Quale libro secondo te non dovrebbe mancare nella libreria di un aspirante scrittore?
Questa non è una domanda semplice, ridurre tutto a un unico libro mi sembra impensabile. Sicuramente un aspirante scrittore deve essere anche un lettore forte, deve leggere i classici e poi seguirà le letture che sente più affini, anche al proprio genere di scrittura. Personalmente ho una libreria molto varia, divisa per generi, gli unici che non leggo sono la fantascienza e l'horror, poi a periodi alternati magari sono attratta più da un genere piuttosto che un altro.

- C'è un autore, o più di uno, che ti ha ispirata e che continua a farlo?
Mhmm, in verità non ho proprio dei modelli ai quali mi ispiro... Però ho chiaro il ricordo che nel leggere due autrici (italiane e contemporanee) di generi diversi tra loro, ho pensato che era lo stile con il quale avrei voluto scrivere: e mi riferisco a Licia Troisi, scrittrice di molte saghe fantasy, e Ornella Albanese, una delle nostre maggiori penne romance ma anche abilissima con i romanzi storici. Oggettivamente, sono ben lontana da quei modelli.

Adesso vediamo cosa ha risposto alle mie domande:

- Nel tuo ultimo romanzo ci porti in Puglia, quanto c’è di te e della tua terra tra le pagine del libro?
Penso che si inevitabile, scrivendo anche una storia lontana da sé, non disseminare briciole di sé stessi, quindi ci sono piccole tracce di me in alcuni personaggi, c'è un riferimento a una mia amica storica, una parentesi della mia vita in cui pensai di avvicinarmi al wedding planner. La storia è ambientata nel Salento - dove vivo - e ho cercato di disseminare di riferimenti espliciti a questa terra a cui mi sento molto legata: non sono tracce invasive ma spero che siano sufficientemente evocative, con la piazza di Lecce, i paesaggi della campagna salentina e i suoi colori, le masserie storiche convertite e la tradizione vinicola.

- Sono una di quelle lettrici che avrebbe apprezzato anche il Pov di Luca, a questo punto ti chiedo, come scegli il punto di vista di un romanzo, perché dare voce solo ad un personaggio?
Credo che quasi tutte siate contrarie alla mia scelta di concentrare la narrazione de "L'altra metà del mio cielo" sul Pov di Eliana. È stato un esperimento, in verità: forse non è riuscito, anche se a me continua a piacere l'idea, pensavo che puntando su un'unica prospettiva, lasciando nell'ombra quella della controparte, la storia risultasse più realistica, in fondo nella vita vera mica sai cosa passa nella testa degli altri, ma devi cogliere i gesti, le parole non dette e sperare di avere interpretato bene oppure crogiolarti nel dubbio aspettando in qualcosa di esplicito, che riconosca che avevi capito o che ti eri fatta un'inutile film.
È una scelta che è la storia stessa a suggerirmi. Inizio a scrivere e poi lascio che siano i personaggi a proporsi. Ho scritto anche romanzi a voci alternate.

- C’è un genere letterario che vorresti scrivere e che non hai ancora affrontato? È quello che non scriveresti mai?
Non scriverei mai di fantascienza, distopici, e credo neanche gli erotici. Invece ho iniziato dei progetti fantasy e paranormal che magari un giorno potrei portare a termine, però c'è un genere che mi intriga

mercoledì 22 luglio 2020

INTERVISTA A ROSSANA LOZZIO

SINOSSI:
Eleonora è una giovane di venticinque anni, vergine per scelta e diversa dalla maggior parte delle sue coetanee: se da un lato ne è fiera, dall’altro si sente un brutto anatroccolo e vorrebbe tanto trasformarsi in cigno, ma non in un cigno qualunque bensì nel suo mito per eccellenza: Csaba dalla Zorza.
Eleonora fa la commessa ed è innamorata di Mattia, affascinante proprietario di Charming, la catena di negozi di abbigliamento dove lavora anche Eleonora, però lui non sembra accorgersi di lei.
Così Eleonora decide di frequentare un corso di BonTon e incontra Raffaele, che sembra prenderla fin da subito in antipatia. È grazie all’incontro con Milo, il fratello più giovane di Raffaele, che le cose cominciano a cambiare... grazie ai suoi consigli il brutto anatroccolo si trasformerà in cigno?


INTERVISTA: eccoci qui a presentarvi la terza tappa del tour di interviste dedicate a Rossana Lozzio, venite a scoprire cosa le abbiamo chiesto.

•    La prima domanda è un po' banale ma serve a rompere il ghiaccio: cosa ti ha avvicinato alla scrittura e da quanto scrivi?

Scrivo da che ho memoria, immagino di aver scoperto semplicemente che mi piaceva quando cominciai a farlo sui banchi di scuola. Un po’ è DNA, mio padre fu giornalista pubblicista e scrisse testi di canzoni, penso di averne ereditato la passione e ne sono oltremodo felice!

•    Quale dei tuoi personaggi ti somiglia di più e perché?

C’è un po’ di me in ognuno dei personaggi femminili principali dei miei romanzi, forse, quella che mi somiglia di più, è Greta in “L’emozione ha la tua voce”, pronta a sacrificare tutto in nome dei sentimenti. Credo di aver sempre dato molto valore all’amicizia, ancor più che all’amore, sono un’idealista. Anche in questo, somiglio a mio padre. Eleonora, la giovane protagonista di “Volevo essere Csaba” rispecchia molto la me della sua età… insicura, perennemente in cerca di qualcuno che la apprezzi e priva dell’autostima che serve per andare avanti. Una ragazza piena di potenzialità che, se stimolata, potrebbe dare molto. Dimenticavo… come lei, penso sia facile intuirlo, nutro una sviscerata ammirazione per il suo mito Csaba dalla Zorza!

•    Come scegli i presta-volto per i tuoi romanzi? E quanto sono importati nella stesura dello stesso?


Uso dei presta-volto quando lo considero “necessario”, magari per creare delle card che accompagnino la promozione del libro ma da sempre, invece, ho delle muse che mi ispirano i personaggi, lo faccio da sempre, mi piace dare un volto e un’immagine precisi ai protagonisti delle mie storie. A ispirarmi, inoltre, può essere anche un aspetto caratteriale del personaggio famoso – che a volte non lo è nemmeno troppo – devo stimarlo, non deve soltanto affascinarmi e questo è importante perché mi suggerisce situazioni inedite e mi facilita nell’attraversare il sogno durante la stesura del romanzo.

•    Rimanendo in tema con i presta-volto, uno dei tuoi preferiti è un cantante: quanto influisce la musica nella stesura di un romanzo? In silenzio oppure ti piace ascoltarla?


Durante la stesura dei miei romanzi capita che ascolti della musica, non solo non m’infastidisce ma mi aiuta a rilassarmi. Per quanto concerne, invece, le storie vere e proprie, la musica ne è spesso parte integrante. Ho l’abitudine di inserirla nella trama, come colonna sonora oppure è spunto per le professioni dei personaggi che spesso vivono e lavorano nell’ambiente dello spettacolo.

•    Ha scritto diversi romanzi, c’è un genere che ancora non hai affrontato e che ti piacerebbe sperimentare a scrivere?

Un genere che non mi dispiacerebbe affrontare è il fantasy. Per la verità ho fatto un tentativo e ho scritto una storia che amo particolarmente ma non mi sento pronta a pubblicarla. Credo che sia bello scrivere romance anche perché ti consente di colorare le storie con molte sfumature di altri colori, mantenendo i sentimenti come tema principale e così, chissà... mai dire mai, un giorno pubblicherò anche questo romance fantasy! Si sarà capito che amando scrivere, non mi pongo limiti, sarebbe bello sperimentare anche il thriller ma temo di non avere abbastanza coraggio per descrivere scene di omicidi e affini!

mercoledì 15 luglio 2020

INTERVISTA: 5 DOMANDE A DANIELA PERELLI AUTRICE DI "Bella in Rosa"


Titolo: Bella in Rosa
Autore: Daniela Perelli
Casa editrice:  Little Black Dress
Genere: Romance
Pagine 250
Formato digitale
Prezzo € 3,99
In tutti gli Store on line

SINOSSI:
Viola Fumagalli lavora in un’impresa di pulizie, vive in un piccolo appartamento nella periferia di Milano insieme al suo criceto Pablo. Da sempre insicura per le sue forme morbide, ma al tempo stesso appassionata di moda, grazie all’aiuto del suo migliore amico Martin, decide di aprire un blog dedicato al mondo delle donne curvy.
Daniel Corti è il direttore della rivista di moda italiana: «Bella in rosa». Vive all’ultimo piano di una palazzina nel centro di Milano. Votato anima e corpo al suo lavoro, decide un giorno di apportare alcuni cambiamenti alla rivista per ampliare il pubblico di lettrici. Per caso si imbatte nel blog di Viola e si accorge subito del notevole riscontro e la contatta per una proposta di lavoro.
Viola non potrà rifiutare un’occasione così importante e inaspettata, Daniel non potrà più fare a meno di lei, ma il destino beffardo potrebbe complicare le cose e rendere tutto un po’ più difficile…

INTERVISTA: 5 DOMANDE A DANIELA PERELLI

1. Da quello che traspare dai social e dai tuoi romanzi, l’impressione è quella di avere di fronte una persona molto dolce e con tantissime passioni: quanto c’è di Daniela nel personaggio di Viola?
 Ciao e grazie mille!
C'è molto di me in Viola: una donna che pian piano, con il passare del tempo, scopre quanto sia importante seguire le proprie passioni per imparare a conoscere se stesse nel profondo.

2. Come è nato questo libro? Cosa ha acceso l’ispirazione?

Questo libro è nato grazie alla mia passione per la moda curvy e ispirato alla rubrica che curo per Pink Magazine Italia dedicata alle taglie morbide.

 
3. Quanto è importante per te la musica in un romanzo, ascolti qualcosa quando scrivi? Oppure preferisci il completo silenzio?

Quando scrivo prediligo il silenzio ma la colonna sonora è nella mia mente e mi accompagna per tutta la storia.

 
4. Un aneddoto divertente che riguarda la stesura del romanzo?

Il momento in cui ho inserito nella storia una filastrocca che risuonava spesso nella testa della protagonista, in ricordo della sua infanzia e che portava a momenti simpatici...

 
5. Scriveresti mai il sequel non previsto ad un romanzo, perché te lo chiedono le lettrici? Oppure un romanzo a quattro mani? Se si, con chi vorresti scriverlo?
Sì, lo scriverei e sì scriverei un libro a a quattro mani, sicuramente con Maria Capasso, amica, autrice ed editrice originale e sensibile.

sabato 9 maggio 2020

INTERVISTA AUTRICE: "E' una vita che ti sto aspettando" di Jenny Leotta


Oggi l'autrice Jenny Leotta ci parla di sè,  della sua passione per la scrittura e di come organizza il suo lavoro. Buona lettura.

INTERVISTA AUTRICE: 

 1.    Come è nato questo libro? Prendi appunti, carta e penna, oppure scrivi di getto?

Di solito quando scrivo prima cerco di immaginare le scene, ma poi alla fine scrivo di getto.

2.    Come scegli l’ambientazione, il luogo dove svolgere il romanzo? Ti affidi ad un ricordo, un sogno oppure un luogo del cuore?

No, per le ambientazioni cerco di capire dove mi piacerebbe che vivessero i miei personaggi.

3.    Quanto è importante per te la musica in un romanzo, ascolti qualcosa quando scrivi?

Non ascolto musica mentre scrivo perchè mi metterei a cantare, ma non mi disturberebbe: se ho le idee chiare scrivo anche in mezzo a gente che parla, isolandomi completamente. Mi piace molto mettere alcuni pezzi di canzoni, come fossero dediche tra i personaggi, come ho fatto tante volte nel mio primo romanzo, "E' una vita che ti sto aspettando".

4.    Scriveresti mai un romanzo sequel non previsto, perché te lo chiedono le lettrici?

Mhmm, no, non penso. Le ispirazioni mi arrivano in modo improvviso quindi non credo di riuscire a scrivere perchè mi viene chiesto.

5.    Qual è il tuo genere letterario preferito, come lettrice e come autrice? C’è un genere che non scriveresti mai?

Come lettrice amo i romanzi rosa, i romance in generale e le autobiografie. Non scriverei mai, così come non leggo mai, romanzi di horror, fantascienza e fantasy.

6.    Perché hai scelto di scrivere un romanzo rosa, piuttosto che un thriller?
Ho scritto due romanzi rosa perchè non mi piacciono i thriller e non saprei nemmeno da dove cominciare.

7.    Ti sei ispirata ad una autrice/autore oppure un estratto o una citazione famosa per il tuo romanzo?

No, mi ispiro solo alla mia fantasia.

8.    Un aneddoto divertente che riguarda la stesura del romanzo?


Mhmm, non me ne vengono in mente, è stato divertente immaginare e descrivere le scene dei miei personaggi.

9.    Sensazioni provate quando hai scritto la parola fine?


Soddisfazione, gioia, speranza, ma anche un po' di insicurezza.

10.    Cosa ti aspettavi dalla pubblicazione di questo libro? Si è realizzato tutto?

Mi aspettavo stupore e gioia di amici e familiari; diciamo che per il primo romanzo ho ottenuto più interesse e entusiasmo.

Grazie Silvia DC blog Leggoancoradieciminuti
Grazie infinite a te per l'opportunità!

giovedì 20 febbraio 2020

BLOG TOUR - TAPPA INTERVISTA: Fabiola D'Amico - Una relazione pericolosa


SINOSSI:
Sean Baker è un ricco uomo di successo, ma conduce una vita ritirata e asociale. È convinto che nessuna donna vorrebbe stargli accanto se non per soldi, per questo ha eretto un muro intorno al suo cuore. Ma quando la chiusura di un grosso affare, di vitale importanza per la sua azienda, è a rischio, Sean si ritrova costretto a fare qualcosa che non avrebbe mai immaginato possibile: ingaggiare una squillo che finga di essere la sua fidanzata per un mese, così da rassicurare i potenziali clienti e spingerli a fidarsi di lui. Determinato, varca la porta della lussuosa agenzia di escort in cui lavora Jody, convinto che, una volta finiti i trenta giorni, potranno riprendere ognuno la propria strada. Ma Jody è molto diversa dalla ragazza che Sean si era immaginato e nasconde un segreto che potrebbe mettere in discussione tutti i termini del loro contratto. Una travolgente notte di passione, nel buio totale, cambierà le loro vite per sempre e nulla potrà più essere uguale.  


DOMANDE INTERVISTA FABIOLA D’AMICO - TAPPA BLOG TOUR
 
Prima di tutto benvenuta e grazie del tempo che hai dedicato all’intervista.
Grazie a voi per questa intervista e per il tempo che avete dedicato al mio libro! Siete super.

1.    La prima domanda è per rompere il ghiaccio: chi ti segue da sempre, sa che sei un’autrice molto prolifica, cosa ti ha portata a dedicarti alla scrittura e perché hai deciso di rimanere nell’ambiente?
Semplicemente mi piace immaginare e poi scrivere. C’è chi va in palestra ad allenare i muscoli, io scrivo e tengo in forma le dita! Scherzi a parte, solo grandi dolori mi hanno tenuta lontana dalla mia fantasia. Ho bisogno di scrivere, fa parte di me.
 
2.    Tu spazi tra molti generi, dal contemporaneo allo storico: qual è il tuo genere letterario preferito, come lettrice e come autrice? C’è un genere che non scriveresti mai?
Vado a periodi, non c’è una regola né un motivo preciso. Se la domanda si riferisce al genere romance e sottogeneri, penso che non scriverò mai un Mafia Romance, per rispetto alle vittime di mafia il cui sangue ancora bagna le strade in cui cammino, a meno che lui non sia dalla parte dei buoni, ovviamente.
Altro genere non nelle mie corde è l’Horror, mentre presto inizierò un libro denuncia su un evento che mi ha coinvolta personalmente.

3.    Per quanto riguarda il romanzo contemporaneo, nelle ambientazioni hai spaziato da New York a Londra, dalle Cinque Terre all’Egitto, Genova… come li scegli, c’è qualcosa che ti lega a questi posti, oppure è il sogno di poterli visitare un giorno a spingerti ad inserirli nelle tue storie?
Anche in questo caso non c’è un motivo preciso, spesso sono i luoghi a scegliere me. Li vedo in pubblicità e scatta l’idea. Ad ogni modo, amo viaggiare e mi piacerebbe percorrere le strade che ho già immaginato.

4.    Il romanzo storico richiede un’accurata conoscenza di usi e dei costumi delle varie epoche: quanta preparazione c’è prima di buttare giù la storia vera e propria?
È difficile quantificare in termini di tempo, ma certamente lo studio non è indifferente. E soprattutto, l’errore è dietro l’angolo.

5.    Nei tuoi romanzi a volte le scene erotiche sono raffinate e per nulla volgari, mentre in altre come quelle tra Eric e Sofia, sono più esplicite e passionali: che approccio usi? Dopo tanti romanzi diventa più facile?
No, anzi, mi sembra di ripetere sempre le stesse cose! Mi sa che presto dovrò seguire dei corsi di erotismo per essere più originale anche nei riguardi dei miei stessi libri.

6.    Scriveresti mai un romanzo sequel non previsto, perché te lo chiedono le lettrici? Oppure un romanzo a quattro mani?
Molti dei miei sequel non erano previsti, vedi un matrimonio da favola o gli storici che ho nel cassetto. Insomma seguo l’istinto. Se non avessi un lavoro impegnativo, mi piacerebbe cimentarmi con qualche collega, purtroppo il tempo non è mio amico e devo rinunciare a qualche sogno!

7.    Parliamo del nuovo romanzo. Come è nato questo libro? Prendi appunti, carta e penna, oppure scrivi di getto?
Di getto! Il massimo degli appunti è una bozza di trama, che puntualmente disattendo, perché man mano che scrivo, vengono fuori nuove idee. Di solito, focalizzo la storia in mente e poi, dopo qualche giorno, inizio a scrivere. Sinceramente, odio ricopiare, anche perché quelle poche volte che mi è successo, ho cambiato tutto. 

8.    Come scegli l’ambientazione, il luogo dove svolgere il romanzo? Per i nomi dei personaggi, cosa ti ispira?
Nel caso di Sean e Jody, la scelta è stata studiata a tavolino. Volevo delle feste di carnevale, luoghi misteriosi e un fantasma! Per i nomi, deve piacermi il suono e il significato deve adattarsi al personaggio.

9.    Il protagonista è affetto da vitiligine, perché hai scelto un protagonista con un difetto fisico, quando il web è pieno di modelli perfetti?
Perché amo complicarmi la vita! E mi piace essere originale. Avrò fatto bene? Mi auguro di non offendere nessuno, questo sarebbe il più grande rimpianto.

10.     Un aneddoto divertente che riguarda la stesura di questo romanzo?
Questo romanzo pullula di tristezza! È il #maiunagioia per eccellenza, ad esclusione del finale. Quando l’ho finito avevo un macigno al posto dello stomaco, mi ha fatto galleggiare in una nuvola grigia per settimane. Però, tra tanta tristezza, ci sono Judith, Hope e zia Abigail. Loro sì che sanno divertirsi. 

11.    Tra i tuoi personaggi, di questo o di un altro dei tuoi libri, c’è qualcuno che ti somiglia di più? Quanto c’è di te nelle tue storie?
In generale, c’è sempre un po’ di me, vedi Francesca, lei sì che mi somiglia e Christian ha tanto di mio marito, poi c’è Patty che esce con i calzini spaiati, anche io, ma non diffondete la notizia. Devo dire che i protagonisti di una relazione pericolosa non mi somigliano per nulla. Sono molto lontani da me e dalle mie vicissitudini. Anche se non sono ottimista, cerco di combattere e non lasciarmi travolgere dagli eventi, anche se all’inizio piango. Poi non mi tengo nulla dentro.  

Per concludere, una mia considerazione personale, devo ringraziare Carmelinda M. Bellini per l’opportunità che mi ha dato di intervistare una delle mie autrici preferite.
E anche te, Fabiola per tutte le storie che ci regali. Traspare tutto il tuo amore per la lettura, si percepisce anche attraverso Francesca e il blog Seduzioni Regency da cui ho ricavato tanti spunti.
Hai mai pensato di aprire un blog?
In realtà c’è! Ma non lo uso mai per mancanza di tempo, però mi piacerebbe scrivere articoli su consigli erotici per coppie collaudate.
 
Grazie per il tuo tempo
Grazie a te, per queste interessanti domande e colgo l’occasione per ringraziare tutti i blog che si sono spesi per me e il mio libro, siete stati grandissimi. Complimenti, non avevo idea del lavoro che ci fosse dietro. Un abbraccio e alla prossima, si spera.
Fabiola

Silvia DC blog Leggoancoradieciminuti 

Il blog tour prosegue.

domenica 22 dicembre 2019

BLOG TOUR - 5° tappa - INTERVISTA: "Chiamami con il mio nome" di Mariangela Camocardi



Intervista a Mariangela Camocardi

Prima di tutto benvenuta e grazie del tempo che ha dedicato all’intervista.

1. La prima domanda è per rompere il ghiaccio: dalla sua biografia emerge che è un’autrice molto prolifica, cosa l’ha portata a dedicarsi alla scrittura e perché ha deciso di rimanere nell’ambiente?
Quando scrivere è così istintivo, se si ha un’inclinazione che vuole manifestarsi, alla fine la assecondi e ci credi. Se ci credi, le storie arrivano. A me inizialmente appariva un po’ presuntuosa l’idea di un romanzo firmato Camocardi, ma la passione è prevalsa e mi sembrerebbe strano non raccontare qualcosa. Il che spiega perché sono ancora in prima linea, editorialmente parlando. 

2. Come è nato questo libro? Quando decide un nuovo romanzo prende appunti, pianifica, oppure scrive di getto? carta e penna, o direttamente al pc?
La trama ce l’avevo già in testa e dal momento che è piaciuta a Thomas Dri e a Sonia Gimor, l’ho subito sviluppata. Per ciò che riguarda la stesura, un po’ tutte e tre le cose. Prendo appunti se mi vengono mentre mi occupo di altro, quindi carta e penna per salvare buoni spunti, persino sugli scontrini dei negozi se sono fuori, poi salvo tutto sul pc. Chiaramente seguo un’impostazione di partenza, voglio dire, nel capitolo uno ci va questo e quello, nel terzo inserisco il tal personaggio e così via. Però non è un impianto rigido, nel senso che più spesso di quanto si pensi lo sviluppo evolve in modo del tutto diverso da come lo avevo immaginato. Anche i personaggi sono soggetti a metamorfosi sorprendenti che a volte mi stupiscono parecchio.

3. Al termine del romanzo o durante la stesura, lo fa leggere a qualcuno per avere un parere prima di passare all’editing vero e proprio?
Sì, sempre. Confrontarsi con le lettrici vere è un brainstorming molto costruttivo che arricchisce la struttura di un romanzo.

4. Il romanzo storico richiede un’accurata conoscenza di usi e dei costumi delle varie epoche: quanta preparazione c’è prima di buttare giù la storia vera e propria?
In casa mia le librerie sono l’arredo principale. Ho raccolto testi storici di ogni genere, biografie, ritagli di giornale, insomma, tanto materiale di cui mi avvalgo abitualmente. Mi auguro in maniera proficua per i lettori.

5. Come sceglie l’ambientazione, il luogo dove svolgere il romanzo? Si affida ad un ricordo, o un luogo a cui è affezionata? E per i nomi dei personaggi, cosa la ispira?
Ci rifletto parecchio visionando tramite filmati e documentari la città o i posti dove si muoveranno i protagonisti della storia. Oppure faccio un’esplorazione di persona, se voglio assorbire le atmosfere che si respirano nella location scelta. Sui nomi faccio un’accurata ricerca per trovare quelli più calzanti alla lei e al lui della situazione. Devo avvertire una specie di vibrazione quando sono “giusti” per i due protagonisti. Ci perdo molto tempo ma ne vale veramente la pena.  


6. Nel romanzo “Chiamami con il mio nome” le scene erotiche sono raffinate e per nulla volgari, mentre in “Matrimonio per procura” quelle tra Ludovisi e Corinna sono più esplicite e passionali: che approccio usa? Dopo tanti romanzi diventa più facile?
Per nulla facile, assolutamente. Sulle scene di sesso si rischia di essere ripetitivi e lavoro parecchio sulle parentesi di intimità e sull’erotismo. Melissa ha solo diciotto anni e non conosce la passione sensuale, Deryl ne è ben consapevole, e infatti i suoi approcci non sono mai impetuosi o eccessivi al punto da metterla in difficoltà. Nel romanzo precedente, invece, Corinna era più matura come età e aveva “letto” alcuni libri che dissertavano sul rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Lei stessa era molto passionale, lo riconosce da sé nel romanzo.  

7. Scriverebbe mai un romanzo sequel non previsto, solo perché lo chiedono le lettrici? In questo caso è previsto un romanzo dedicato a Drew?
Sì, naturalmente. L’ho fatto sovente, e più che volentieri, proprio per assecondare la richieste delle mie lettrici. Esistono storie che esigono dei seguiti, io mi adeguo. 

8. La protagonista Melissa ha perso la memoria, la storia scaturisce da una tragedia, anche Ludovisi rimane vedovo a causa di un annegamento, come si crea il lato oscuro di un romanzo, gli intrighi, come ci si immedesima nel personaggio cattivo?
In realtà Ludovisi è all’oscuro delle trame ordite da quella strega di Amelia. Per ciò che mi riguarda, ho una predisposizione innata per costruire la parte “buia” che ciascuno di noi ha in sé. In Chiamami con il mio nome, Kenneth dice ad Harriet proprio questo, cioè che male e bene convivono in ogni persona, appunto. Devo dire, per averlo constatato tante volte, che i personaggi cattivi si impongono autonomamente al loro autore. Pretendono più attenzione di quelli positivi, vogliono i riflettori sulle proprie malefatte e ne vanno fieri. Sono gli antagonisti che mettono in luce i protagonisti. 

9. Ha scritto molto, c’è un genere letterario che non scriverebbe mai? Perché?
La fantascienza, e non perché non mi piaccia, bensì per il fatto di aver letto poco di questo genere, per cui sarei in difficoltà a scriverne.

10. Tra le sue colleghe, quale sceglierebbe per scrivere un romanzo a quattro mani?
Sono in ottimi rapporti con tutte, le stimo per bravura, perciò sarei in difficoltà a citare l’una piuttosto che l’altra, davvero. 

11. Rifacendomi alla domanda precedente, presterebbe un personaggio dei suoi romanzi per un “crossover” con un'altra autrice? Se sì, con chi?
Certo che lo farei! Sarebbe una sfida irresistibile. Maria Masella, per esempio, chissà in quale noir potrebbe inserire una delle mie sciantose del Venus.


12. Un aneddoto, se c’è che riguarda la stesura del romanzo? C’è una parte o un personaggio in particolare che l’ha divertita o fatta arrabbiare?
Io abito sul Lago Maggiore e ci sono storie di affondamenti famosi anche qui. Salendo sul traghetto che fa la spola da una sponda all’altra, ho immaginato, non senza un filo di angoscia, come possa essere scioccante trovarsi a bordo di una nave che di colpo si inabissa con tutti i suoi passeggeri. Il naufragio del Titanic è storia nota. Credo che Mabel, citando i personaggi del romanzo, mi abbia dato alquanto sui nervi per la prosopopea e la supponenza di chi si crede superiore agli altri soltanto per essere nata dalla parte giusta della barricata, ovvero tra i privilegiati di casta che non hanno nessun merito, se si esclude la discendenza nobiliare. 

13. Un’ ultima domanda, quando scrive lo fa ascoltando musica? Se sì che genere preferisce?
Ascolto i Pink Floyd ma anche i nostri cantautori, da Battisti a De Gregori, i Pooh e altri artisti che amo. A volte in sottofondo c’è qualche trasmissione tivù perché magari mi interessa seguire un fatto di cronaca che mi ha colpito, poi la concentrazione è tale da farmi estraniare da quanto viene detto, e non sento niente. 

Grazie mille per l’attenzione.
Silvia DC blog Leggoancoradieciminuti 

Grazie a te, Silvia, e a tutte le amiche del tuo blog a cui porgo i più cari auguri di Buone Feste. Speriamo in un anno nuovo che sia all’insegna della serenità per tutti noi.